Promulgata il 7 dicembre 1965, alla vigilia della chiusura del concilio Vaticano II, la dichiarazione Dignitatis humanae non fu un atto di resa della chiesa al mondo moderno, ma il suo più grande atto di fiducia nell’uomo. Lo intuì il vescovo di Bruges Emiel-Jozef De Smedt, tra i principali estensori del testo, quando annunciò ai padri conciliari che la dichiarazioneavrebbe aperto «nuove vie al libero esercizio della religione nel mondo». Si chiudeva così la stagione della cristianità imposta per legge e si apriva quella della testimonianza offerta per amore: una sfida che, sessant’anni dopo, restala più attuale per il cristianesimo. Il volume raccoglie i contributi di tre specialisti della materia: Selene Zorzi ripercorre lastoria biblica e teologica del riconoscimento della dignità umana a partire dall’imago Dei; Paolo Trianni indaga le radici, le fonti e i nodi problematici della dichiarazione conciliare; Paolo Naso rilegge Dignitatis humanae alla luce del nuovo pluralismo religioso e della costruzione della pace.
Shimon è un calzolaio hassidico che cuce suole mentre sogna l’assoluto, lacerato tra la famiglia, la comunità e il richiamo a un’ascesa spirituale che diventa vertigine del sublime. Inseguendo la Shekinah – il luogo della presenza di Dio – intraprende un viaggio interiore oltre che geografico, dall’Europa orientale fino a Tiberiade e al Monte degli Ulivi. Sulle ali della Shekinah è un poema epico che attraversa la Bibbia, la mistica del Tiqqunei ha-Zohar (Correzioni dello Zohar) – il testo fondamentale della Cabala ebraica – e la tradizione hassidica con la tensione di un romanzo. Un’opera che non archivia il sacro ma lo rimette in gioco con inquietudine moderna. Ogni tappa del cammino si apre con una domanda senza risposta: il divino si raggiunge precipitando in se stessi o sporgendosi sull’oltre? La terra promessa è all’arrivo o è il percorso stesso? Un poema che parla di estasi e dubbio, una lettura postmoderna della ricerca di tutto il popolo di Israele e di ogni essere umano, continuamente diviso fra l’esilio e la terra promessa.
C’è tutta la poesia di Alberto Bertoni nella sua prosa delicata, dolorosa e ironica che racconta la malattia del padre Gilberto. L’Alzheimer, che cancella i ricordi dell’essere umano che abita, crea uno spazio di accoglienza per quelli di chi al malato sta accanto. E di ricordo in ricordo scorrono, sulla lunga durata della passione precoce dell’autore per la poesia, le corse dei cavalli e l’Inter, la vita famigliare e gli anni della formazione, i percorsi della parola e delle lingue, i maestri di letteratura e quelli di vita – o di entrambe. Episodi di storie particolari che si intrecciano ai grandi movimenti e mutamenti culturali di una generazione divisa tra quotidianità e sconvolgimenti. Attraverso Modena, «stanza di vita quotidiana», la Bologna degli studi e delle bombe e un Oltreoceano già oltre la soglia della rivoluzione tecnologica, il memoir di Bertoni è una continua danza sul filo dell’immanenza.
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