A sedici anni dalla prima edizione, Orietta Ombrosi rilegge e aggiorna il saggio che ha accompagnato la formazione di giovani studentesse e studenti di filosofia nel loro accostarsi al pensiero di Emmanuel Levinas. Il libro che nasce da questa rilettura appare come una disamina rivista e meditata delle catastrofi storiche del Novecento che risuonano, si riverberano e si rinnovano nel nuovo millennio. Il «fiasco dell’umano» diventa così il «fiasco del politico», la crisi di un sogno, quello europeo, sul quale si allungano le ombre di una cattiva coscienza: «la coscienza dell’immoralità». La strada è dunque davvero senza ritorno? È ancora nell’«umano», e nell’«umano» di Levinas, già da sempre votato all’altro, che Ombrosi individua nuovi, ma quanto mai antichi, sentieri di convivenza, capaci di condurre a spazi e orizzonti di umanità rimasti illesi.
Quella della frontiera adriatica è una storia di ferite non rimarginate. E il sangue negli ultimi anni è stato la ragione, quando non il pretesto, per fare della memoria della violenza un’arma politica e, sempre più spesso, ha trasformato il dibattito istituzionale in dolorosa mistificazione. A partire da questa lacerazione Gianni Cuperlo ha scelto finalmente di attraversare una storia che è sua da tanti punti di vista: di triestino, italiano, antifascista, comunista. Le pagine che ne sono emerse sono trasparenti e irradianti come cristallo: capaci di tenere insieme l’esperienza personale e un’attenta bibliografia. Così la frontiera ferita non è solo quella che attraversa il confine tra italiani e slavi, ma è il margine della stessa coscienza europea, segnata da una serie di conflitti che hanno permesso di costruire una democrazia internazionalista oggi chiaramente in crisi, ma che sta a noi continuare a immaginare.
Philippe Chenaux ripercorre le tappe del cammino lungo due secoli, dalla Rivoluzione francese fino al concilio Vaticano II, che ha portato la chiesa cattolica a superare le sue posizioni antigiudaiche. Gli snodi principali della storia europea fanno da sfondo alla ricerca dell’autore su alcuni passaggi cruciali: la soppressione dell’associazione Amici di Israele nel 1928, le motivazioni all’origine dei «silenzi» di Pio XII, la resistenza della Santa Sede alle iniziative del dialogo interreligioso che si moltiplicarono dal secondo dopoguerra e infine le posizioni di Paolo VI. Il risultato è un affresco che mostra aspetti inediti, o illuminati da nuova luce, della storia delle relazioni ebraico-cristiane.
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